Ancora Endemol

Avete presente “La pupa e il secchione”, quel reality, gran successo del 2006, Questo programma targato Endemol è arrivato nelle case degli italiani dopo aver fatto un lungo giro per il mondo. Un percorso a tappe, dove a ogni sosta qualcuno si ritaglia la sua fetta di profitto.

Lo show, titolo originale ‘Beauty and the Geek’, nasce negli Stati Uniti e lo manda in onda per prima una tv del gruppo Time-Warner nel giugno del 2005. Il format però è di proprietà della Fox, di Rupert Murdoch, il padrone, tra l’altro, di Sky. Pupe e secchioni funzionano. L’audience cresce e le inserzioni pubblicitarie pure. Tanto che, a un certo punto, Oltreatlantico qualcuno comincia a pensare di importare il format anche in Europa. Si parte dalla Finlandia, poi la Norvegia e l’Inghilterra.Alla fine il reality made in Usa sbarca anche sui mercati latini. Ci pensa Endemol, che compra i diritti di trasmissione per Francia, Italia e Portogallo. Ultima puntata: a settembre 2006 la Mediaset di Silvio Berlusconi lancia il programma su Italia1, che raccoglie un’audience da record.Warner, Murdoch, Endemol, Mediaset: il lungo viaggio di pupe e secchioni è soltanto un esempio tra i tanti. Il business dei format è una giostra globale che più globale non si può. La muovono da un capo all’altro del pianeta le multinazionali dei media, perennemente a caccia di nuovi contenuti da trasmettere in tv, ma anche via Internet e sui telefonini. E così c’è poco da stupirsi se il gruppo Mediaset prende il controllo di Endemol con l’appoggio di due investitori finanziari (il fondo Cyrte di John de Mol e la banca d’affari Goldman Sachs).L’affare  rientra in pieno nello schema appena descritto. Solo che questa volta la tv  non si è comprata un singolo format, ma l’intera scatola che li contiene, messa in vendita dalla spagnola Telefonica. Una scatola valutata addirittura 3,6 miliardi di euro.Un prezzo tanto elevato, ritenuto eccessivo da molti analisti, rappresenta una sorta di pedaggio pagato da Mediaset per non restare tagliata fuori dai grandi giochi internazionali. La tv generalista sembra ormai un mercato maturo, la pubblicità cresce a ritmi blandi e allora, per trovare nuove fonti di profitto, l’azienda guidata da Piersilvio Berlusconi ha scelto di piantare le insegne sul più grande gestore di format di intrattenimento nel mondo, fornitore di ben cento Paesi.Perché Endemol non solo inventa reality show o giochi a premi, ma li compra da altri operatori, commercia in diritti e licenze, produce programmi, fiction comprese, da sola o associata ad altri partner. Una volta abbandonata al suo destino da Telefonica, Endemol non poteva che finire tra le braccia di un distributore, cioè di un gruppo televisivo. Le due offerte alternative a quella di Mediaset vedevano schierate media company come Antena 3, tv iberica che fa capo all’italiana De Agostini, e la coppia formata dalla statunitense Cbs e la messicana Televisa.Tutto si spiega, ancora una volta, in una logica globale, con quella che potrebbe essere definita la geopolitica del format. Su scala europea, ma anche negli Usa, Endemol deve fare i conti con un concorrente come Freemantle, controllato da un colosso multimediale del calibro di Bertelsmann, quartier generale in Germania, padrone di tv (Rtl) e case editrici (Gruner+Jahr e Random House).Anche Freemantle, come il suo rivale olandese, inventa, produce e distribuisce show televisivi in tutto il mondo. Insomma, la corsa è globale. Endemol lavora in cinque continenti. Grandi mercati come Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna o Italia, ma anche Albania e Vietnam, Sud Africa e India. Nei 25 Paesi dove il gruppo olandese ha aperto una filiale, i team di creativi (una trentina tra Milano e Roma) vanno a caccia di idee nuove e adattano i format stranieri ai gusti (presunti) del pubblico locale.

Prendiamo ‘Deal or no Deal’, che è il titolo internazionale del format di ‘Affari tuoi’, il gioco dei pacchi, per intenderci. L’idea di partenza viene all’olandese Dick de Rijk, un tipo che si dilettava con i giochi in scatola, nel senso che li inventava. Il nuovo quiz show viene sperimentato nel 2001 in Olanda. Nel ruolo di presentatrice c’è Linda De Mol, attrice nonché sorella di John, il fondatore della Endemol. Fu subito un successo clamoroso.E da allora i pacchi cominciarono a viaggiare per il mondo, con una formula che può variare, anche di molto, da Paese a Paese. Risultato: ‘Deal or no Deal’ si è trasformato in una macchina da soldi. Nella graduatoria dei format di Endemol è secondo solo al ‘Grande Fratello’. Si stima che questi due programmi sviluppino da soli circa il 30 per cento del giro d’affari della multinazionale comprata da Mediaset. Brindano in Olanda. E brinda anche l’inventore De Rijk che nel suo ambiente è diventato una sorta di star. Portano la sua firma anche altri due programmi poi approdati in Italia come ‘Tutto per tutto’ (scarso successo) e ‘1 contro 100’, appena partito.Va detto che buona parte dei creativi non hanno un posto fisso, ma lavorano come free lance esterni. Ed è anche capitato che due ex dipendenti di Endemol come Kirsten van Nieuweenhuijzen e Mark van Berkel si siano messi in proprio per poi rivendere alla loro ex azienda il format di ‘Take it or leave it’ approdato in Rai con il titolo di ‘Il malloppo’.Al quartier generale di Hilversum lavora il cosiddetto Global creative team diretto da Peter Bazalgette, un manager inglese di 52 anni che siede nel board del gruppo con i gradi di chief creative officer, in pratica sarebbe il capo dei creativi. Bazalgette, considerato uno degli uomini chiave dell’ascesa di Endemol, deve buona parte del suo successo ai fornelli, proprio quelli della cucina, di cui tra l’altro è appassionato.Negli anni Novanta fu sua l’idea del format che in Italia è stato tradotto con ‘La prova del cuoco’, presentato da Antonella Clerici. Il programma originale si chiama ‘Ready, Steady, Cook’ e venne lanciato dall’Endemol britannica all’epoca diretta da Bazalgette. Da allora il creativo dei creativi ha fatto molta strada. Grazie anche a pacchetti di stock option (opzioni per comprare azioni Endemol a prezzi scontati) il manager inglese è di gran lunga il più pagato del gruppo. Sei volte l’anno il chief creative officer chiama a raccolta i creativi sparsi nella varie filiali.

È in queste occasioni che vengono messe a punto idee e strategie per le stagioni successive. Servono di continuo spunti nuovi. In media ogni dieci format proposti solo uno riesce ad andare in onda. E anche quelli di successo, a parte i casi eccezionali come il ‘Grande Fratello’ e pochi altri, difficilmente hanno un ciclo di vita superiore a cinque anni.La concorrenza in giro per il mondo è fortissima. C’è il gigante Freemantle. Nei paesi scandinavi opera Strix e in Italia va ricordato Magnolia (De Agostini). Terreno di scontro, tra colpi bassi e alleanze trasversali che coinvolgono anche i grandi network, è l’intero pianeta. E allora lasciano davvero il tempo che trovano le polemiche tutte italiane (compresa la denuncia dell’ex presidente Lucia Annunziata) sulla Rai a sovranità limitata, minacciata dallo strapotere di Mediaset che adesso possiede anche un grande fornitore di programmi come Endemol.In tutto il mondo l’industria del format funziona allo stesso modo. Le televisioni commissionano all’esterno non solo l’ideazione dei programmi, ma anche buona parte delle lavorazioni. E poi, se ci riescono, entrano direttamente nel business dei contenuti comprandosi un operatore che inventa e commercializza i format.Il rischio vero, come sottolineano molti analisti, è che la logica della concentrazione del business finisca per schiacciare i piccoli produttori. Vince il gigantismo e le voci indipendenti escono di scena, oppure vengono costrette ad allinearsi alle strategie dei grandi distributori, cioè le tv. Sul mercato italiano, però, c’è una variabile in più. Perché la media company che allo stesso tempo produce e distribuisce programmi è controllata da un uomo politico. Un format made in Italy. Impossibile da esportare.fonte :Dagospia

Una Risposta to “Ancora Endemol”

  1. Fabio Says:

    il rischio che i piccoli produttori corrono rispetto ai grossi produttori è presenti in quasi tutti i campi economico-industriali, soprattutto in italia.
    Alla fine le idee migliori rischiano di essere sommerse dalle leggi del mercato…

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